Thursday, August 02, 2007

Confessioni di un artista di merda


“Si infilò in bocca la canna della pistola e premette il grilletto.
Vi fu una luce, invece di un suono. Charley vide, per la prima volta. Vide tutto.
Vide come lei lo aveva manovrato, come lo aveva portato a quel punto.
Vedo, si disse.
Sì, vedo.
Morendo comprese tutto.”


Anche senza una pistola in bocca credo invece sia comprensibile il taglio di questo libro, che volevo leggere da un pezzo e che ho appena finito, divorandolo in pochi giorni, impossibilitato a fare altrimenti.
Non starò ora a tessere le lodi e imbastire un trattato dell’importanza rivestita da Philip K. Dick nella narrativa di fantascienza (da lui stesso amata e odiata, preferendo definire i suoi lavori “surrealismo di confine”) e non solo, a 25 anni dalla morte ormai assurto a venerabile guru di una cultura visionaria, disturbante e paranoica, come fu la sua vita, al pari di William Burroughs o Hunter S. Thompson.
Questo romanzo, NON di fantascienza, fu uno dei tentativi di Dick di uscire dagli stretti confini del genere per ambire a tematiche e narrazioni di respiro più comune e a una letteratura che lo avvicinasse più ai classici moderni americani, fra Mailer, Salinger o Roth.
Scritto in modo diretto e semplice ma assolutamente non banale, è una vorticosa discesa in una malata vicenda umana nella provincia americana di fine anni ’50, un claustrofobico ritratto di quattro personaggi raccontati alla grande che fin dalle prime pagine emanano un disagio inevitabile che diventa alla fine quasi insostenibile, a partire ovviamente da Jack Isidore, l’artista del titolo, che dell’artista non ha nulla, se non nel suo lucidissimo ma strambo modo di vivere e vedere il mondo, sempre a un passo dalla psicanalisi, in bilico fra dolorosa ingenuità e demenza, convinto dell’arrivo degli UFO e della fine del mondo, una vita passata a raccogliere indizi e materiali in tal senso. Che si rivelerà alla fine solo spazzatura. Un artista di merda, appunto. Ma, come dirà lo stesso Jack alla fine del suo resoconto (quando prenderà vera coscienza del suo stato e cercando aiuto), in un mondo di pazzi non poi molto più degli altri, forse solo in maniera più evidente.
Per chi vuol leggere qualcosa di forte e intenso sotto l’ombrellone, ALTAMENTE consigliato.

5 comments:

Manu said...

Ciao Sergio...
...una domanda per nulla pertinente al post: tu sarai tra gli insegnati del II anno della Scuola di Fumetto di AT?

ponk said...

Sì, e a quanto pare anke del primo...

Gigi Cave said...

neanche a farlo apposta l'altra sera mi sono ciucciato questo speciale di Dick su YouTube:

http://www.youtube.com/watch?v=bKtKyk28z5Y

se poi spulci un po' c'è anche altra roba, magari pure più interessante tipo "il vangelo secondo Philip K. Dick"...

ponk said...

Graz Gigi. Intanto ho già pronti da leggere "Tempo fuor di sesto" e il primo volumone con tutti i racconti 1947/53...

Sarebbe poi bello che qualcuno pubblicasse in Italia le storie di Robert Crumb basate sulla vita di Dick, sulla sua svolta mistica, ecc... Un matto raccontato da un matto, insomma. Arf.

Anonymous said...

da quel che dici, questo è un libro che dovrò sicuramente legger anch'io e già da oggi forse lo metto in prenotazione in libreria a torin oppure lo chiedo a vale. cmq sarà mio! ciao alla prossima
monsieur Emìl Antonsson