Tuesday, September 04, 2007

Tempo fuor di sesto


Ancora un post su Philip Dick, poi la pianto, promesso.

Ragle Gumm non vive nel mondo in cui crede di vivere. Il quiz che ogni giorno risolve e vince sul quotidiano locale non è un quiz. Sua sorella non è sua sorella e gli addetti in tuta grigia del servizio comunale non sono addetti in tuta grigia del servizio comunale. Brancolare istintivamente in bagno al buio cercando la catenella della luce dove si sa che c’è l’interruttore a muro può non essere solo un gesto curioso ma il segnale di una piccola crepa nella realtà, un indizio di qualcosa fuori posto, che non va. Anche (e soprattutto) nell’ordinata, rassicurante e sfavillante facciata dell’America anni ’50.

Time out of joint (1958) è un romanzo ad alto tasso paranoico, esaltante e angosciante. Se soffrite di dietrologia e individuate cospirazioni all’umanità anche sulla scatola del latte, è il libro per voi. Anzi no, forse peggiorereste solo le cose. Una delle sue idee cardine, porca pupazza, è quasi la stessa di PITEKO!, mio vecchio raccontino uscito su Maltese Narrazioni (che potrete rileggere presto su Impronte Maltesi) fatto all’epoca senza aver mai letto una riga di Dick. Fatto che mi esalta per aver avuto una sua stessa idea senza saperlo, e che mi deprime perché ogni volta che ti applaudi per una bella trovata, primoppoi scopri che qualcuno l’ha avuta mooooolto prima di te, povero fesso. Ma nulla in confronto a The Truman Show, film che nutre un debito a dieci zeri verso questo testo, che naturalmente rimane molto meglio. Nelle sue pagine, molto più che in questo blog, le cose non sono DAVVERO quel che sembrano.

2 comments:

Jack said...

Concordo, uno dei suoi libri migliori. Lo lessi sui classici Urania, col titolo "L'uomo dei giochi a premio" e una suggestiva copertina di karel Thole.

marcocorona said...

basta recenzioni vogliamo donne nude!