Wednesday, October 22, 2008

Sir Wallace


“There’s only one Wally Wood, and I’m him!”

Wallace A. Wood

Ho sempre amato Wally Wood.
Chi ama veramente questo lavoro credo non potrebbe, non dovrebbe, fare a meno di farlo. Il libro di Starger & Spurlock letto in questi giorni che ne ripercorre la carriera fino alla tragica fine gli ha ridato un vivido e costante posto nei miei pensieri. Tralasciando chi era e cosa ha fatto (per questo c’è wikipedia), inizio così: Wood voleva semplicemente essere il più grande disegnatore di fumetti del mondo. E forse alla fine c’è anche riuscito, a costo della vita. Ma benché ne dicesse lui, di più grande ognuno ha il suo, quindi come fanno i due autori nel sottotitolo del volume, diciamo che Wally Wood era di sicuro il secondo.


Un talento grafico mostruoso. Una dedizione e passione unica. Wood dava se stesso anima e corpo alla carta ogni volta che impugnava matita e pennello, con una perizia e qualità produttiva che almeno negli anni’50, il suo periodo d’oro, quello degli EC Comics, The Outer Space Spirit e MAD magazine, ha segnato vette irraggiungibili. Nessuno ha mai più disegnato quelle cose in quel modo. Perché nessun altro era Wood. Come ha detto Frank Miller: “Poteva disegnare un’alka seltzer che si scioglieva o lo stronzo di un cane e immeditamente si tramutavano nelle cose più belle che uno avesse mai visto”. Non posto suoi lavori, non riesco a trovarne uno che basti a rendergli giustizia, o che almeno riesca a trasmettere ciò che Wood è per me senza ridurlo a una banale cartolina da morto. Ognuno si cerchi la sua, se vuole. Mi limito a questa vignetta, in cui comunque c’è tutto.


Ma da contraltare a tanto splendore, l’introverso e timido Woody aveva un lato oscuro e maledetto. Un’intera vita a duellare con il proprio talento e resistenza, segnata da trionfi e amarezze, fiumi di caffè e tè (fatto con 5 o 6 bustine alla volta), montagne di sigarette, alcolismo (iniziato nell’esercito durante la seconda guerra mondiale, insieme all’ossessione per le armi, e a fasi alterne protratto fino alla morte) e ritmi di lavoro massacranti quando non impossibili. Giorni interi senza mai staccarsi dal tavolo, senza quasi dormire, se non quando la stanchezza vinceva anche le pillole di benzedrina che a volte prendeva per stare sveglio a rincorrere scadenze micidiali. Crollava con la matita in mano, si risvegliava poco dopo e andava avanti. Trovò anche il tempo di sposarsi tre volte, ma nessun legame riuscì mai a strapparlo ai demoni che si portava dentro, anzi il loro fallimento contribuì a trascinarlo in un precoce ma inarrestabile viale del tramonto, in cui gli eccessi lavorativi e fisici minarono la sua salute per sempre. Per tutta la seconda metà della sua vita soffrì di violenti mal di testa di cui non capì mai veramente le cause. La terapia d’analisi lo aiutò parecchio ma il suo grigio destino sembrava già in qualche modo segnato. Poi vennero i peggioramenti, la depressione degli ultimi anni e il nero finale.
Wallace Allan Wood si sparò alla testa con la sua amata 44 magnum nella notte di Halloween 1981 nel suo povero e squallido studio di Parthenia Street, vicino Hollywood. Negli ultimi mesi disegnava fumetti hardcore. Aveva avuto diverse ischemie che unite all’ipertensione gli avevano danneggiato molto la vista, con inevitabili peggioramenti lavorativi. I reni avevano ceduto e avrebbe dovuto iniziare la dialisi a breve. Aveva 54 anni ma sembrava ne avesse più di 70. Un vecchio logorato nel corpo e nello spirito dai fantasmi di una vita.
Ho letto l’ultimo capitolo, quello del suicidio, ieri notte.
Poi ho dormito malissimo.


Love always, Wally.

14 comments:

ottogabos said...

è stato grazie a wally wood che mi sono innamorato perdutamente dei supereroi. avevo visto in edicola il n.7 di Devil edizioni Corno. Devil contro Submariner dove Devil sfoggiava il suo costume nuovo quello nero con i riflessi rossi. qualche settimana dopo lo presi nell'edicola di mio zio. insieme al n.9. erano meravilgiosi. wally Wood mi sembrava il migliore disegnatore del mondo e quando Devil, dopo l'apoteosi raggiunta con Mentre la Città dorme, passò a John Romita ne fui scosso e deluso.
poi un giorno frugando nella libreria dei fumetti segreti di mio padre (fumetti d'anteguerra, di Flash Gordon, Mandrake, Coccobill, Michel Vaillant ecc)trovai un giornalino,una specie di Corrierino con le pagine patinate stile rotocalco. dentro C'erano altre storie disegnate da Wally Wood un supereroe senza maschera ma con tanta brillantina che si chimava Dinamo come il detersivo che comparava mia madre. CHe regalo, che scoperta!
Wally Wood mi ha segnato. l'ho subito messo tra gli irraggiungibili, quelli che disegnavano in un modo che non avrei mai potuto fare mio. eppure sempre lì.
domanda e suggestione a Sergio:
perché non fai una biografia a fumetti su Wallace Wood?
gli estremi ormai ci sono tutti.
m.

diflot said...

wally è anche uno dei miei preferiti e fa male pensare alla sua velocissima parabola discendente (più nella qualità degli assegnamenti, che nella qualità delle sue tavole). Traducendo le sue storie per MAD o per Weird Science ho avuto tutto il tempo e la possibilità di apprezzare le sue splendide tavole. Un grandissimo :)

SERGIO PONCHIONE said...

Mariotto come al solito riesci sempre a evidenziare spunti talmente evidenti da non esser visti. La tua è un ottima idea, a pensarci Wood è un grande personaggio per un progetto del genere, a cui finora avevo solo fantasticato pensando ad altre grandi e calzanti figure come Philip Dick e Zappa. Ma con Wood mi muoverei fra traiettorie a me più tangenti. Lavorare sulla vita di un autore di fumetti sarebbe un pò come lavorare su se stessi. Sarebbe un grande viaggio, quasi spirituale, verso chissà quali corde dell'animo. Di certo non facile, forse anche un pò doloroso. Da autore chi non ha mai incontrato qualcuno dei suoi demoni? Chi non ha mai camminato in bilico fra il puro piacere di realizzare qualcosa di ambìto e l'ossessione di non poterne assolutamente fare a meno? Non so, forse non tutti. Io sì. Potrebbe esser già un buon presupposto per pensare di lavorarci.

Diflot un pò t'invido, tu che razzoli giulivo fra gli abbaglianti bianchi e neri della EC cercando di tradurne i suoi grassi balloons. Poi penso agli esaurimenti che avrai avuto per rendere in italiano Kurtzman e non t'invidio più.

ottogabos said...

caro Sergio ho citato uno stralcio del tuo post "god save the Cheddar" per agganciarmi e parlare della mia prima volta a Londra. l'ho appena caricato su Radio Herzberg.
Spero non ti offenda.
e dai con Wally Wood. già me lo vedo...

Alberto said...

ciao pnnchio come va

Alberto Rapi said...

Passavo di qua in realtà per una giro di recultamento: come forse sai, ho inventato una rivista a fumetti, che sta andando molto bene ed è al secondo numero ... per il successivo (o il successivo dopo il successivo) entrano cose nuove ... te ne parlo in privato (hai un tel?). Posso dire a te ed ai tuoi visitatori che il ompenso per pagina è buono ... vorrei essere stato pagato io così altrove!! Ciao, Alberto

Anonymous said...

Eh, Wally's World è nella lista dei miei prossimi acquisti.
Mi interessa soprattutto la parte degli anni sessanta, quando in pratica faceva il self publisher, anticipando di un decennio tutto il fumetto indie.
E poi mi pare che avesse anche inciso un disco (o una cassetta) country.
L'ultima foto del post, in cui è completamente disfatto, non l'avevo mai vista.
Ricorda Chet Baker: la bellezza assoluta della sua arte e una vita grama e triste.

Love always, Willy, anche se io propendo più per quel cazzone di Kurtzmann.

Vark

SERGIO PONCHIONE said...

Ciao Alberto puoi scrivermi a
sergioponchione@alice.it o
sergioponchione@libero.it

Sì, come Chet Baker ogni sua ruga è una piccola ferita aperta, un doloroso graffio della sorte che dice più di molte parole. La foto è tratta da Against the Grain: Mad Artist Wallace Wood, librone ancor più indispensabile di Wally's World. Pieno di tavole, immagini, testimonianze di colleghi e diverse altre foto, tra cui alcune sulle famose gite in barca dello staff EC. Lì Woody sorride felice, insieme a Kurtzman, Crandall, Kriegstein e alla prima moglie Tatjana. È il 1955, disegnava professionalmente da pochi anni ed era già una star.

diegoceresa said...

E quanto era bravo Wood anche come letterista! Su un numero di Mad uscì una sua storia fatta solo di dialoghi ed effetti sonori: stupenda! Le sue tavole migliori erano il trionfo del design, la vera Arte del Novecento. Che frustrazione dovette provare quando Foster non lo accettò come suo sostituto per Prince Valiant, preferendogli John Cullen Murphy (?). Guardare le sue tavole a me ha sempre dato un piacere fisico, oltre al dolore per il prosieguo e la fine della sua vita. Il vero genio maledetto!!

SERGIO PONCHIONE said...

Foster pare scelse Murphy al posto di Wood anche per le crescenti voci dei suoi problemi con l'alcol, e lo giudicasse poco affidabile per la scadenza settimanale delle striscia. E magari aveva pure mal digerito la sua parodia di Prince Valiant fatta per Mad, "Prince Violent", comunque da sola ben più memorabile di interi decenni dell’originale ;)…

smoky man said...

splendido post, Sergio. Wally Wood era... è... semplicemente un genio della matita e china.

Non morirà mai.

smok!

SERGIO PONCHIONE said...

Grazie a tutti per i vostri contributi, a riprova di quanto Wood abbia trasmesso e lasciato con il suo lavoro. E special tnx a Giuseppe Palumbo che ha segnalato il post sul suo Troglodita

ciorven said...

Mi sembra incredibile, più di cinque persone che si ricordano del vecchio Wally e con grande competenza. Le sue cose (quelle più sue) mi commuovono sempre. Grazie a tutti.

sergio ponchione said...

Grazie a te. E credimi, siamo ben più di cinque...