Friday, March 27, 2009

PUCK! trailer + intervista col suo manager!


Siete pronti a cavarvi gli occhi?
Fatelo con l'official PUCK! magazine video spot.
Animazioni di Marco Falatti
Regia di Ivan Manuppelli

E se dopo riuscite ancora a leggere... Dopo l'intervista di Ivan a me, qui sotto io intervisto lui. Enjoy!

Caro Ivan...
comodo comodo, i baciamano solo in privè, qui ci leggono tutti, ecchèddiamine. Allora, questo PUCK! di cui ormai straparli da anni. Perchè ha soppiantato The Artist? Cos'ha in più?
“The Artist” non è morto, come recita quella copertina che conosci bene. Abbiamo fatto come le ditte fallimentari, che vanno in bancarotta e cambiano nome per continuare l’attività. Perché il nome “Puck!”, a differenza di “The Artist”, suona un po’ come un pugno nello stomaco. E questa cosa mi piace. Anche se molti mi hanno fatto notare che una rivista satirica chiamata Puck esisteva già, in Inghilterra e alla fine dell’Ottocento. Ma se per questo ho scoperto che c’era già anche una rivista chiamata The Artist, ed era tutta italiana e diretta da Graziano Origa.
La formula anarchica di un gruppo di autori che non c’entrano niente l’uno con l’altro, ma sono legati tra loro da insane e viscerali attitudini al fumetto, è rimasta tale e quale al passato. Ed è questa la vera forza della rivista: il Gruppo. Purtroppo un’annata crudele ci ha privato di due delle collaborazioni più preziose, Osvaldo Cavandoli e il pittore Filippo Auti, ma tanti altri si sono aggiunti di recente: Zograf, Palumbo, Jay Kinney, Sandro Dossi, Bob Burden, e l’argentino Gustavo Kortsarz. Solo che The Artist, a tutti gli effetti, parte dal numero 4. Tutti gli altri numeri che sono venuti prima, e che hanno anche delle buone cose, risentono troppo dell’ingenuità del periodo. Era partita come una rivista liceale, per adescare le amiche e vincere la paranoia della vita in periferia. Quei numeri sono serviti come rodaggio, ora ci voleva qualcosa di nuovo. E tutta quella materia grigia accumulata si è reincarnata in un nuovo progetto: Puck!

Perchè dovrebbero mai darti retta e comprarlo?
Sii convincente che c'è crisi, plìs.

Lo sai. A Bilbolbul ci siamo inventati ogni diabolico stratagemma per convincere il pubblico ad acquistare “Puck!”. Persino adescare i bambini e convincerli a farsi comprare la rivista dai genitori. L’hai visto coi tuoi occhi, no? Neanche i preti quando costringevano i fedeli a votare Democrazia Cristiana! Davvero deplorevole. Tu non l’hai notato, perché eri intento a disegnare le dediche…ma abbiamo così toccato il fondo, in quel momento, che le copie di “Puck!” hanno iniziato a piangere. Altro che Fatima.

Ma questo nano cialtrone con le ali da pipistrello e la sua ciurma di svitati, come sono nati?
Puck il Nano è nato come anfitrione della rivista The Artist. L’ho creato apposta per questa rivista, perché mi piace l’idea di un presentatore della mutua a cui i lettori possano affezionarsi. E a cui io potessi scaricare tutte le colpe di un eventuale fallimento editoriale. E credo che Puck sia debitore di una lunga serie di personaggi poco raccomandabili: lo Zio Tibia, il Numero Uno del Gruppo TNT, Alfred E. Newman di Mad Magazine, Mr. Snoid di Robert Crumb.
Il resto della cricca, quelli che hai disegnato anche tu per lo speciale “Tutto quello che avreste voluto sapere su The Artist e non avete mai osato chiedere”, sono tutti personaggi che sono stati creati dal nucleo organico di The Artist e che hanno anche una vita editoriale autonoma. Il Coboldo è un’invenzione di Igor Mangano, che ora fa il rapper e non disegna più fumetti neanche se lo paghi a peso d’oro. Però ci ha lasciato in eredità la sua immonda creatura. E noi cerchiamo di nutrirla, di tanto in tanto, con storie nuove. Dirty Bastard, la testa mozzata che tutto subisce, è un’invenzione di Emanuele Fossati. Ema mi aiuta a mandare avanti tutta la baracca fin da quando avevamo 15 anni. Jack della serie Groove, invece, è il mio personaggio a cui sono più affezionato. È da un po’ di anni che ci sbronziamo assieme e raccontiamo le avventure galanti. Farlo entrare nel gruppo è stato divertente.

Almeno tre buoni motivi perchè una ragazza dovrebbe sceglier te invece che Jack il playboy. (Da non far leggere alla TUA ragazza).
Quando una ragazza mi molla, il mio cuore va in pappa. Una ragazza può provare soddisfazioni con questo genere di cose, soprattutto le compagne che scelgo io. Jack, al contrario, se la cava versando qualche goccia di inchiostro. E poi la paranoia gli passa subito.

Andando alle origini, ci interesserebbe molto sapere come e quando lo sgargiante carrozzone di The Artist si è messo in moto. Insomma i chi e i cosa, e i sogni, successi, abbattimenti e problemi che accompagnarono la rivista in tipografia e poi fra noi.
Il primo fumettista famoso che ci diede retta fu Fernando Caretta, il re del porno a fumetti. L’avevamo conosciuto per caso. Faceva il ritrattista di strada e inventò per noi il personaggio autobiografico “Nando”, che trovate praticamente pubblicato su ogni numero.
The Artist nacque come molte altre riviste di fumetti indipendenti: per pubblicare le proprie cose. Eravamo giovanissimi, disegnavamo davvero male, e l’unico modo per cominciare era quello di diventare gli editori di se stessi. Ora siamo un po’ più vecchi, abbiamo fatto qualche lezione di anatomia, ma siamo sempre gli editori di noi stessi. Però, in compenso, si sono aggiunti alla baracca quasi altri sessanta autori. E non è male.
Nel corso degli anni ci sono stati tre tentativi di “compromesso storico”: tre persone che hanno provato a comprare una parte della nostra rivista. E a darci una mano, anche economica, nella realizzazione del progetto. E per una infinita serie di motivazioni nessuna di queste tre improbabili collaborazioni è andata a buon fine. Ma forse è meglio così. Chi fa da sé fa per tre, come dice mamma.

Mi preme far notare al mondo che tu sia del 1985. Ci siamo conosciuti di persona nel sotterraneo di un castello a Pavia, Fullcomics 2006, se non sbaglio. In fondo a un corridoio c'era questo banchetto che nessuno si filava, con te e il tuo losco socio Fossati che sventolavate a vanvera copie di The Artist ammirando in realtà le fanciulle passanti, ma lasciamo stare. Fui subito colpito dal tuo entusiamo per ciò che facevi e dalla tua giovane età. Avevi solo 21 anni, ma la rivista era già al sesto numero. Me ne regalasti un pò di copie e a casa constatai come ogni nuovo numero fosse confezionato meglio del precedente. Mi colpirono i tuoi gusti, soprattutto. Completamente sfalsati rispetto alla tua anagrafe, come in buona parte è anche per me che di anni ne ho comunque dieci in più. Insomma, molte delle nostre passioni erano comuni, ma che ne può mai sapere uno sbarbo nato fra i Duran Duran di Zio Tibia, degli EC comics, del garage rock, dell'underground americano dei '60, continuavo a ripetermi? Me lo ripeto tuttora. Ma finalmente posso chiedertelo: da dove vengono queste insane passioni per i tempi che furono?
Da piccolo ho guardato una quantità incredibile di telefilm di Batman, dei Munsters e della Famiglia Addams. Li trasmettevano su delle piccole emittenti private, perché i telefilm vecchi costano poco. Credo che quelle storie, e soprattutto quelle immagini, mi abbiano segnato il cammino.
Forse sono troppo estremista, ma credo che gli anni ’80 siano stati una decade spaventosa per quanto riguarda la cultura pop. Guarda l’intrattenimento televisivo, la musica commerciale, la grafica pubblicitaria, tutto quello che ti viene continuamente propinato 24 ore su 24 anche se non vuoi, era davvero un periodo da dimenticare. I film dei Vanzina, le televisioni berlusconiane, i cartoni giapponesi, e tutta questa merda a cui ormai ci siamo assuefatti. La roba di qualità era forse troppo di nicchia, e non sempre arrivava al grande pubblico (o almeno io non me la ricordo). Prima, probabilmente, era tutto diverso. I Beatles piacevano alle ragazzine come tutti i gruppi da top of the pops. E a fare film da botteghino c’erano soprattutto Monicelli, Risi e Totò. Alla fine sono proprio le espressioni artistiche più popolari, quelle che arrivano a tutti, a caratterizzare un’epoca. E negli anni ’60 c’era della spessa sperimentazione anche nelle forme più commerciali. Quindi credo che fosse normale che un bambino degli anni ’80, con l’incubo perenne dei Duran Duran, iniziasse a cercarsi il suo paradiso virtuale altrove. Istinto di sopravvivenza.

Oltre che gran capoccia di PUCK! sei anche rampante autore completo in continua crescita. Come si prospetta il tuo futuro in tal senso? Voglio dire, continuerai a muoverti principalmente in racconti brevi fra le pagine della tua rivista o prospetti anche prove più a lungo fogliaggio, magari anche altrove?
Mi piacerebbe disegnarle, delle storie più lunghe, ma sono lento come pochi. È da un po’ di mesi però che ho in mente un progetto da proporre a qualche editore, un’antologia di microstorie surreali. Una cosa alla Bonvi, per intenderci, dove accadono avvenimenti paranormali all’interno di contesti sociali ben precisi. Gli avvenimenti più strani che nascono dalle paranoie della vita metropolitana. Di alcune di queste storie ho già abbozzato dei soggetti, e se tutto va bene inizierò a lavorarci proprio in questi giorni. E cercherò di buttarci dentro un bel po’ di humour nero, che male non fa. Te ne farò leggere qualcuno, così magari mi dai qualche dritta.
E poi disegnerò una storia sui Brutos per il nuovo numero della rivista Lamette. Ce li hai presente, i Brutos? La prima rock band demenziale. Avevano delle facce da fumetto dell’orrore. Mi sa che l’Obliquomo ci ha messo del suo, nello star system italiano degli anni ’60!

The Artist era una rivista dal deciso taglio classic underground americano, e PUCK! sembra non sarà da meno. Una direzione non facile visti le attuali attenzioni del pubblico verso un fumetto più intimista, contenuto e minimale. Come consideri e collochi l'identità di PUCK! nell'attuale scena italiana dei comics?
Puck il Nano è un anarchico parassita che odia l’umanità intera. La sua rivista è un vano tentativo di distruggere il naturale ordine delle cose, ma quasi mai ci riesce. Nell’attuale scena italiana dei comics, PUCK mantiene a denti stretti il suo posto d’onore: la giarrettiera della più giovane delle Winx (quella bionda).

Hai intenzione di ribadirla in quella direzione o nel frattempo magari miri a renderla anche più indipendente e personale rispetto all'iniziale taglio ispiratore?
Lo so dove vuoi arrivare, e hai ragione.
“Puck!”, forse, è un po’nostalgico. Anzi, senza forse. Vincenzo Sparagna ha così commentato : “Puck lo trovo ottimo, anche se forse troppo pieno di segni lontani (peraltro interessantissimi e spettacolari).” E come dargli torto? Ci sono Jay Kinney, Mickey Rat di Robert Armstrong, Bill Griffith. Praticamente il golgota della scena degli underground comix degli anni ’70. E nell’omaggio a Cavandoli figura anche Gino Gavioli, che è in effetti uno dei padri fondatori di Carosello e ha più di 80 anni. E poi ci disegnano autori attualissimi, e italiani, che pur conservando una spiccata personalità sembrano essere usciti dall’America degli anni ’50: Welcome Suckers, Maurizio Ercole, Stefano Zattera. Ma ci sono anche cose nuovissime. La tua storia di Tuxedo, ad esempio. E Palumbo, Rosenzweig, Giustizia Arbitraria, Semerano, e quel pazzo allucinato di Hunt Emerson. Anche Foolbert Sturgeon, che è considerato da molti il primo cartoonist underground della storia, ha disegnato una storia apposta apposta per questo primo numero di “PUCK!”. Mi piace prendere delle realtà diversissime tra loro, e farne un progetto editoriale unito. Non mi interessa fare un’operazione revival del fumetto underground, ma creare una rivista che abbia la stessa carica emotiva. E che non si pigli mai sul serio.
Altro che graphic novel per palati fini! I miei modelli sono Tamburini e Harvey Kurtzman, gente che sapeva colpirti alle viscere.

Immagino irriterà chi si è sorbito mesi e mesi di propaganda del numero uno di PUCK! vedendolo continuamente rimandato, ma so che hai già le mani in pasta anche nel numero due. Tempo fa mi mandasti addirittura già la copertina di Hunt Emerson, molto bella. Puoi dirci qualcosa in più sui contenuti e rassicurarci su tempi d'uscita si spera non geologici?
Ci sarà sempre una presentazione di Puck il Nano, scritta da me e disegnata da Roberto Mangosi. Mi piacciono un casino queste presentazioni alla Zio Tibia, perché Mangosi sa rendere perfettamente le atmosfere scalcinate e surreali da vaudeville dei poveri. Poi ci sarà un importante personaggio dello star system fumettistico italiano letteralmente fatto a pezzi dal suo stesso autore (ma di più non posso dire). E una novità: l’argentino Gustavo Kortsarz, con l’unica storia a fumetti che ha realizzato nella sua vita, una grottesca presa di posizione sui regimi totalitari. E che altro? Tornerà il Dottor Cifra, con una nuova storia da paura. E Firkin il Gatto di Hunt Emerson se la vedrà con Godzilla. E farà una capatina pure Flip The Bird di John Pound. E Tuxedo Jack con la sua seconda apparizione, a quanto dicono voci indiscrete. E ho anche tre nuove interviste finite, ma gli autori per ora sono top secret.
Di roba pronta ce n’è, insomma, e parecchia. Ma ora mi sto prendendo un po’ di vacanza da PUCK. E nel frattempo cerco di pagarmi il debito con il tipografo senza impazzire, cercando di diffondere il Verbo dove mi è possibile. Ci sono voluti due anni per realizzare questo numero, e una continua serie di rogne non ha fatto altro che ritardarne l’uscita.
Non appena le acque si saranno calmate, e arriverà il tempo per una seconda Annunciazione, temo che Puck il Nano tornerà a farmi visita nel sonno. E ovviamente non mi darà pace fino alla nuova uscita.
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Update 8/4/09
Il nano ghigna anche nel numero di aprile di Linus ora in edicola: